Usa, Camera rinnova legge spionaggio nonostante Datagate

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Ansa

WASHINGTON – A distanza di 5 anni dallo scandalo del Datagate, il programma di sorveglianza di massa del governo statunitense rivelato dalla talpa dell’Nsa Edward Snoden, la Camera Usa ha approvato senza sostanziali modifiche il rinnovo per altri sei anni del controverso “Foreign Intelligence Surveillance Act” (Fisa): una legge che autorizza la National Security Agency a raccogliere senza alcun mandato le mail e le telefonate di chiunque sia ritenuto una potenziale minaccia per gli Usa. Nato come programma segreto dopo gli attentati dell’11 settembre, fu ‘legalizzato’ dal Congresso nel 2008.

Tanto rumore per nulla quindi, considerate le accese polemiche che scoppiarono nel 2013 per la violazione della privacy di milioni di americani. Nel 2015 il Congresso votò per mettere fine al programma rivelato da Snowden e rimpiazzarlo con un altro più ‘garantista’, ma i tentativi bipartisan per correggere il tiro sono naufragati in aula. La nuova Fisa è passata con 256 voti a favore e 164 contrari, dopo la bocciatura di un emendamento (233 no, 183 sì) che avrebbe obbligato gli 007 ad ottenere un mandato prima di intercettare i messaggi. La legge dovrà essere ora approvata dal Senato, che difficilmente la cambierà, e firmata dal presidente.

Se non ci saranno modifiche, si chiuderà così per almeno sei anni il dibattito sulla privacy dei cittadini e gli abusi della Nsa, che avevano imbarazzato l’amministrazione Obama. Il voto è una vittoria per la comunità dell’intelligence e per Donald Trump, nonostante i suoi tweet contradditori che inizialmente avevano compromesso il voto. Il presidente sembrava infatti aver messo in dubbio su Twitter la legittimità della legge raccogliendo lo spunto di una trasmissione della sua adorata Fox. E aveva insinuato che potrebbe essere stata usata, “con l’aiuto di un dossier fasullo e screditato”, per sorvegliare e violare la sua campagna elettorale da parte dell’ amministrazione Obama.

La sua tesi infatti è che quel dossier sui suoi rapporti con i russi, pagato dai democratici e redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele, sia stato usato dall’Fbi per mettere sotto sorveglianza la Trump Tower durante la campagna elettorale, gettando le basi del Russiagate. Il tweet ha scatenato la confusione tra i repubblicani e indotto i democratici a chiedere la cancellazione del voto. Lo speaker della Camera Paul Ryan è stato costretto a chiamare il presidente per un chiarimento. Due ore dopo il tycoon ha fatto dietrofront, cinguettando il suo sostegno ad una legge che riguarda la sorveglianza all’estero di “foreign bad guys”. Ma ha incassato una modifica interessante: l’Fbi dovrà ottenere un mandato se vuole vedere i contenuti delle comunicazioni nel database della foreign intelligence e usarlo per indagare nei crimini domestici. Un aggiustamento che secondo qualcuno potrebbe essere stato ispirato da Trump, che proprio oggi si è chiesto su Twitter se l’Fbi non abbia usato lo strumento dell’intelligence per influenzare le elezioni.