Arezzo

Arezzo e don Alvaro, 30 anni insieme. “Città cambiata più povertà da quando sono arrivato”

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Francesca Muzzi 04 luglio 2022

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[/FIRMACITTA-2]Era il 5 luglio del 1992 e magari faceva caldo come oggi, quando don Alvaro Bardelli, metteva piede ad Arezzo dalla parrocchia del Calcinaio. Sono passati trent’anni da quel giorno e oggi, il prete della Pieve, lo celebra in un modo – sfortunatamente – particolare. “Sono positivo al Coronavirus, come lo sono e lo sono state tantissime persone”, dice don Alvaro al telefono. “E dunque dirò una messa in solitaria e ringrazierò il Signore per avermi donato questi anni in questa bellissima città”. Un’Arezzo che don Alvaro ha visto cambiare: “Tanto, tanto”. Lo ripete 2 volte con un sospiro. 3 gli aspetti che don Alvaro mette in rilievo parecchio. “Da un parere economico, Arezzo si è impoverita – dice – Nel senso che quando sono arrivato, da me venivano solo famiglie di extracomunitari a domandare aiuto. Volevano aiuti in denaro, oppure cibo. Ma le loro visite erano sporadiche”. “Poi – continua don Alvaro – durante gli anni, sempre più persone hanno inziato a bussare alla porta della chiesa per domandare aiuti econominci e pure altro, vestiti, cibo. Da questo parere Arezzo si è impoverita in confronto a trent’anni fa quando invece era più ricca”. Un altro aspetto è quello riguardante la sostanza stupefacente. “Prima mi sembrava che non ci fossero così tante persone alla deriva come invece ci sono oggi”. Ma ci sono pure gli aspetti positivi. Uno di questi è legato al turismo.


VEGN2395->> 2022-07-04 18:59:00