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5 lauree in 6 anni «Ma non sono un supereroe»

Il giovanotto plurilaureato Giulio Deangeli

Giulio Deangeli e un talento cresciuto a Pisa e in un libro racconta il suo maniera: “farsi il mazzo” ma in senso proprio

PISA. «Non servono super poteri, bastano motivazione ed avere un buon maniera di studio per centrare la finalità. Tra i miei c’e pure quello che chiamo “farsi il mazzo” con le carte, e funziona”. Parola di Giulio Deangeli, 26 anni, originario di Este (Padova), madre insegnante di inglese, babbo veterinario, un vero e proprio talento con un maniera di studio tutto particolare (ora raccontato in un libro in uscita in questi giorni) e formatosi tra la Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Pisa.

In 6 anni questo studente eccezionale e riuscito a conseguire 5 lauree con lode, riuscendo a sorreggere 150 esami con la media del trenta. Giulio si e laureato a Pisa in Medicina, Biotecnologia, Ingegneria, Biotecnologia Molecolare e Scienze Mediche. Il suo obbiettivo e quello di interessarsi alla ricerca delle malattie neurodegenerative, ma nello stesso tempo ha stabilito di mettere nero su bianco le sue “infallibili” tecniche di studio. E così e nato “Il maniera geniale” (Mondadori Editore) , il suo libro che a Pisa, il 1º avvenimento programmato in Toscana, sabato mattina, 29 gennaio, attraverso un’occasione speciale. Sarà difatti l’aula Magna Nuova della Sapienza ad accogliere l’ex studente Giulio Deangeli con una iniziativa promossa dalla Scuola Sant’Anna e dell’Università di Pisa, alla presenza del rettore Paolo Mancarella e della rettrice Sabrina Nuti e con il patrocinio della Regione. Un incontro durante il quale Giulio presenterà questa sua 1ª fatica editoriale, a cui seguirà, alle 12.15, un firma-copie alla libreria Ghibellina in Borgo Stretto. Oggi il dottor Giulio Deangeli, un giovane simile a molti altri che pratica sport e ama uscire con gli amici, sta facendo un dottorato di ricerca in neuroscienze cliniche a Cambridge, selezionato tra oltre 23mila candidati, ma il suo sogno nel cassetto rimane sempre quello: dare il suo contributo nelle ricerca nelle malattie neurodegenerative.

Dottor Deangeli, perché ha stabilito di venire a studiare a Pisa?

«Io ho sempre sognato di dedicarmi alla Medicina e in particolar modo alla ricerca e la Scuola Sant’Anna di Pisa e la culla dei medici-ricercatori. Ed e quello che io volevo fare. Sono dunque arrivato qui grazie alla Sant’Anna dove mi sono trovato benissimo. Sono stati 6 anni fantastici. Ho dei ricordi splendidi e ho trovato un ambiente spettacolare sia alla Scuola che all’Università di Pisa».

Ed al momento esordisce come scrittore?

«La progettazione e nato per la veridicità dalle centinaia di messaggi ricevuti sui social dagli studenti mi hanno mandato da tutta Italia lo scorso anno, quando ho completato gli studi. In moltissimi mi hanno chiesto se avessi un maniera di studio particolare. Ed effettivamente facendo neuroscienze, questo e un aspetto che ho curato molto. Io sono sempre stato un creativo e uno sperimentatore, per tutti questi anni sono stato la cavia di me stesso. In questo libro racconto il mio percorso. Il maniera di studio e fatto di un arsenale di metodi che vanno variati altrimenti uno si annoia e vanno cambiati pure per applicarli e adattarli alle specificità delle svariate materie. E non solo, l’aspetto della specificità dei metodi e molto importante. Il mio libro vuole essere dunque qualcosa diverso, dare delle operative, attraverso mie confessioni autobiografiche, svelando quello che ho applicato io, con una certa validità, per raggiungere i miei risultati».

Tra i suoi metodi c’e quello di “farsi il mazzo”. Giusto?

«Si e uno dei miei metodi personali e consiste nel “farsi il mazzo” nel vero senso della parola. Mi costruisco un mazzo di carte, sul lato A scrivo la domanda, sul lato B la risposta. Poi le metto in tasca e mi interrogo, ad alta voce. Se conosco la risposta, butto la carta. Se non la conosco, metto da parte la carta, per interrogarmi nei giorni seguenti. Funziona. E questo maniera si presta a moltissimi vantaggi. L’episodio che le carte siano tascabili e si possono portare e usare ovunque. In sala d’attesa dal dentista, a piedi verso la facoltà, in fila 1ª di essere servito a vitto. Ovvero nei tempi deceduti e a me queste carte sono servite per riempire i buchi delle mie giornate. Uno strumento che mi ha dato l’opportunità di creare collegamenti, in quanto le carte ti permettono di ripetere gli temi ad alta voce. Ed e una delle migliori tecniche che io abbia sperimentato. Io, ad esempio, adoravo ripete in miei esami ad alta voce sul viale delle Piagge, oltretutto in primavera».

Che consiglio pratico si sente di dare ad un giovane che inizia l’università?

«Di avere sicuramente un maniera e di variarlo, ma oltretutto di cercarlo e capire se funziona. Nel mio libro si trovano una vasta gamma di metodi che hanno un buon sub strato neuro-scientifico, perché un essere umano non e in grado di capire quali metodi possono essere utili a lungo termine, indispensable e sperimentare per riuscire a ritrovare il proprio».