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Compasso d’Oro, i premi del 2020 sono tutti un po’ speciali

Compasso d’Oro, i premi del 2020 sono tutti un po’ speciali 

Ad andare a cercare simboli e segni, la XVI edizione del Compasso d’Oro che ha assegnato i premi oggi mercoledi 9 settembre, sembra proprio quella della guarigione, se non della resurrezione. Mentre i marchi del design e i progettisti hanno le vele piene del vento di una ripresa che sta sorprendendo per primi proprio loro, questa premiazione assume i contorni di un rito apotropaico, di una cerimonia scaramantica, in cui gli oggetti vincitori diventano amuleti per farsene scudo contro il male. L’edizione sarebbe comunque miracolistica anche se non ci aprisse lo sguardo su un’orizzonte postpandemico: basterebbe l’avverarsi di due sogni che l’Associazione Disegno Industriale madre del Compasso d’Oro ha alimentato a lungo: “è la prima”. spiega il presidente Luciano Galimberti, “con un titolo che vuole essere un impegno ed è la prima che si svolge nella sede del nuovo Adi Design Museum”. Il titolo, quasi un programma di lavoro per il design, è Sviluppo, sostenibilità e responsabilità. Del museo, che filologicamente si fa risalire a un’intuizione di Marco Zanuso documentata da una lettera del 1964, avremo solo un assaggio: resterà aperto fino al 16 settembre per riaprire rifinito a novembre. Così l’Adi avrà finalmente il suo museo in cui esibire tutti i Compassi d’Oro assegnati dal 1954, e si radicherà ancor più profondamente nel corpo di Milano. Radicamento che non è solo metafora: la mostra comprende anche uninstallazione con 18 nuovi alberi…
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