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Elezioni regionali 2020 e referendum: scrutatori reclutati con il passaparola, la battaglia ai seggi

Elezioni regionali 2020 e referendum: scrutatori reclutati con il passaparola, la battaglia ai seggi 

All’incrocio delle prime urne “pandemiche”, la democrazia vince sulla paura. E la macchina sembra reggere l’onda d’urto dei protocolli anti-Covid, delle sostituzioni lampo di scrutatori assenti ai seggi, dei malori sospetti che hanno costretto a chiusure e immediate sanificazioni. Anche se all’inizio, è strano davvero.

Mezzo volto scoperto, ci si guarda a distanza, in sezione, là dove si andava una volta a votare per gruppi, con amici, nonna, cugini, o coi bambini che correvano per i corridoi delle scuole. Oggi qualcuno chiede, timido: “Ma queste matite con cui votiamo, le sanificate dopo ogni voto?”. E la presidente, sguardo paziente: “Ma scusi, signore, se lei ha appena igienizzato le mani prima di entrare, toccherà questa matita senza contagiarla in nessun caso. Giusto?”. Tic, timori. Piccole manie da domenica che resterà a lungo nella storia elettorale patria. Così l’affluenza cresce in serata, tra superabili imprevisti e il monitoraggio serrato del Viminale (che segretamente incrocia le dita per oggi).

Alla fine quattro italiani su dieci, ieri, hanno preso la tessera elettorale e sono entrati in cabina per esprimere la propria opinione sulla riduzione del numero dei parlamentari o per scegliere, laddove era previsto, i propri amministratori locali e regionali. In 1820, sottoposti alla quarantena, hanno usufruito del voto domiciliare, e tra loro anche Silvio Berlusconi “isolato” ad Arcore.

“In tanti si attendevano – ragionano dal Viminale – che la paura del…