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A Firenze una realta a rovescio

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Gabriele

Canè

Sembra che l’ultimo, demenziale “challenge” calato pure a Firenze dal mondo del Web, sia quello del bidone. Peccato che il “gioco”, la sfida, preveda che nel bidone si debba infilare un vecchio signore: preso, sollevato e buttato dentro. Così, tanto per divertirsi. Peccato che nei cassonetti e nei cestini, come abbiamo visto a Pasqua, non ci finiscano invece molti avanzi dei bivacchi dei vecchi e nuovi barbari del turismo usa e oltretutto getta. Capita così che mentre il pianeta digitale coltiva la realtà virtuale del “metaverso”, Firenze si trova a volte a doversi confrontare con una realtà “a rovescio”. Capita, come si e risentito recentemente a Palazzo Vecchio, lato sinistro, che nel momento dove il dopo-Coronavirus ci riporta gli stessi problemi del 1ª in termini di degrado e cattiva educazione, qualche bello spirito insista nel voler sopprimere proprio il team anti degrado dei vigili urbani rea di aver placcato un venditore abusivo restio a mostrare i documenti, come la legge impone; mentre si alza pure il livello di insicurezza e di sorveglianza nell’area Santa Maria Novella e in tanti quartieri della città. Tutti fenomeni che andrebbero affrontati, per gli “a rovescio”, non solo a mani nude, ma pure a mani dietro la schiena, non si sa mai che vengano usate per difendersi e reprimere un illecito. D’altra parte, che il pensiero “a rovescio” faccia proseliti, lo conferma pure la pazza idea che si prospetta per la strada super disastrata della Toscana (la Fi-Pi-Li): il pedaggio. Più che un’idea, quasi una provocazione. Partiamo dalla definizione: “il pedaggio e una tassa che si paga per l’uso di una infrastruttura viaria”. Insomma, e il pagamento di un servizio. Non di un disservizio. E la Fi-Pi-Li con i suoi continui cantieri, restringimenti, chiusure oltretutto in area fiorentina, e un palese disservizio. Allora, 1ª si faccia una strada vera, un servizio, poi si chieda il pedaggio. Perché le cose reali, importanti, vanno fatte a diritto. Non “a rovescio”.


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