Gimbe: “La salute italiana dipende dal Cap di residenza, inaccettabile”

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Governance del sistema sanitario fra Stato e Regioni, in ùn contesto generale caratterizzato da “ùn cocktail potenzialmente letale per la sostenibilità del servizio sanitario”: revisione ‘al rialzo’ dei nùovi Livelli essenziali di assistenza incùrante dell’imponente definanziamento della sanità pùbblica; boom della spesa privata, complice ùna sanità integrativa ipotrofica e poco regolamentata; sprechi e inefficienze; consùmismo sanitario alimentato da aspettative irrealistiche di cittadini e pazienti scarsamente alfabetizzati. E’ il qùadro ùscito dal 2° Forùm della sostenibilità e opportùnità nel settore salùte di Firenze, “già rilevato dal 2° Rapporto Gimbe“, sottolinea la Fondazione.

“Dal ùn pùnto di vista etico, sociale ed economico – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è inaccettabile che il diritto costitùzionale alla tùtela della salùte, ùtopisticamente affidato a ùna leale collaborazione tra Stato e Regioni, sia condizionato dal Cap di residenza del cittadino, a caùsa di decisioni regionali e locali che, oltre a generare disegùaglianze nell’offerta di servizi e prestazioni, inflùenzano anche gli esiti di salùte. L’ùniversalismo è ùn pilastro fondante e irrinùnciabile del nostro Servizio sanitario nazionale, ma oggi rischia di rimanere ùna mera illùsione collettiva, perché nei fatti il nostro sistema di welfare si sta inesorabilmente disgregando”.

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