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Golpe in Cile, parla il testimone italiano: “Ecco come l’11 settembre provammo a salvare Allende”

Golpe in Cile, parla il testimone italiano: “Ecco come l’11 settembre provammo a salvare Allende” 

Un ultimo disperato tentativo per cambiare la storia: la mattina del golpe a Santiago del Cile un gruppo di uomini tentò di strappare il presidente Allende al suo destino. In una delle udienze del Processo Condor a Roma lo ha raccontato un testimone diretto, Juan Bautista Osses Beltran, all’epoca nella scorta personale del presidente cileno insieme a un ragazzo di origini italiane, Juan Josè Montiglio. “Ci fu un momento in cui si cercò la possibilità di rimuovere Allende dalla Moneda, prima del bombardamento. Si stava sviluppando un piano per allontanare il presidente dal Ministero dei Lavori Pubblici attraverso la porta di Calle ‘Morandé 80’ e da lì al Banco del Estado”. Lì, nella banca pubblica cilena, l’11 settembre del 1973 ad attenderlo c’era un gruppo di militanti della giovanile socialista, un pensionato di Parma quel giorno era fra loro. Si chiama Pedro Guerra Figueroa, ha 69 anni e dalla fine di quell’anno vive in Italia. Pochi mesi dopo il colpo di Stato dei militari riuscì a salvarsi entrando nell’ambasciata italiana nascosto nel bagagliaio di un’automobile, e in pochi giorni trovò asilo politico nel nostro paese. Ripensa spesso a quel giorno.

Golpe in Cile, parla il testimone italiano: "Ecco come l’11 settembre provammo a salvare Allende”

Era una mattina buia, quella del colpo di Stato.

“Sì, era tutto molto molto caotico, perché non si sapeva cosa sarebbe successo. Io e alcuni compagni ci chiudemmo all’interno del Banco dell’Estado, ad aspettare. Non sapevamo…

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