Cronaca

I lavori mai fatti al ponte Morandi, “Aspi voleva farli pagare al Ministero”

I lavori mai fatti al ponte Morandi, “Aspi voleva farli pagare al Ministero” 

Come in una sorta di roulette russa in cui ognuno cerca di evitare il colpo in canna e riservarlo agli altri, avevano “scommesso” sul progetto di retrofitting, presentandolo come un intervento di manutenzione straordinaria, un difetto strutturale e di progettazione, in modo che i costi fossero a carico del Ministero delle Infrastrutture e non della concessionaria. Anche se Autostrade per l’Italia e la capogruppo Atlantia sapevano del “pericolo di crollo”, conoscevano quel documento di “programmazione del rischio”, stilato dall’apposito ufficio, relativo alle condizioni del ponte Morandi prima del disastro. «Era un rischio teorico e nessuno di noi immaginava che crollasse – ha dichiarato il testimone –. Pensavamo di potere dare avvio al progetto di retrofitting in tempo».
Questo ha confermato l’ingegnere della holding, interrogato venerdì scorso dal pm Walter Cotugno (titolare insieme al suo collega Massimo Terrile dell’inchiesta madre, quella sul crollo). L’interrogatorio è stato tenuto nascosto, all’interno della caserma Testero della Guardia di Finanza a Sampierdarena.

E però dal 1993, dall’anno del primo intervento strutturale di rinforzo sulla pila 11, sulle altre campate (la 9, quella crollata, e la 10, quella demolita con la dinamite il 23 luglio del 2019) non era stato fatto alcun intervento pesante di messa in sicurezza, nonostante una relazione del 1993 segnalasse problemi di corrosione. E una precedente perizia ordinata da Aspi…

Show More
Close