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Il Covid azzera la Legge Basaglia, come ripartire

di Martino Iannone

La salute mentale in Italia non godeva di buona salute prima del Covid-19. Durante la pandemia la situazione è inevitabilmente peggiorata. Come ha scritto l’Oms: “La salute mentale e il benessere di intere società sono state gravemente colpite da questa crisi e sono una priorità da affrontare con urgenza”. In questo Magazine cercheremo di raccontare, con l’aiuto di un innovativo esperto del settore come Renzo De Stefani, referente nazionale movimento Le Parole ritrovate, lo status quo e capire come la crisi può rimescolare le carte e portare a compimento la rivoluzione iniziata più di quaranta anni fa da Franco Basaglia. Ci saranno poi le testimonianza video di Monica Zatti di Iseo, una utente tornata border line a causa della pandemia, e di Giovanni Fiori di Roma, padre di un utente e attivista convinto del ‘Fareassieme’.

martino.iannone@ansa.it )

Anche prima dell’emergenza Covid-19 la salute mentale in Italia non brillava. Le battaglie degli anni Settanta hanno avuto il grande merito di portare alla chiusura dei manicomi, ma i periodi che si sono susseguiti, purtroppo, non sono stati all’altezza delle aspettative. Si voleva costruire una salute mentale che mettesse al centro la persona sofferente e la sua famiglia, all’interno di una comunità solidale e accogliente. Fatti salvi pochi centri di eccellenza e tante piccole iniziative lodevoli, anche se marginali, nelle politiche generali di salute mentale l’Italia al giorno d’oggi non mette al centro la persona sofferente, il suo sapere esperienziale, i suoi bisogni, non punta sul suo coinvolgimento attivo e su percorsi di recovery. Forse anche per il fatto che nel nostro Paese viene investito appena il 3% del Fondo sanitario nazionale in questo ambito, mentre in altri Paesi europei (Germania, Francia, Inghilterra) questa percentuale oscilla tra il 10 e il 15%. Ma non è solo una questione di soldi (per quanto importanti). È una questione culturale nella quale a dominare è ancora il sapere dei medici rispetto a quello degli utenti e dove le procedure standardizzate, quasi sempre appiattite verso il basso, vengono preferite a soluzione innovative, coinvolgenti, aperte e talvolta anche convenienti da un punto di vista economico.

È in questa terra di mezzo, dove la salute mentale non brilla per spirito innovatore, che arriva l’emergenza Covid-19. Che colpisce, inevitabilmente, anche questo ambito. Colpisce non solo chi già aveva disturbi psichiatrici, ma anche persone che si sono trovate a fare i conti con disagi e sofferenze psicologiche e relazionali con cui m

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