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Il gatto quantistico sotto al Gran Sasso, nuova scoperta dall’esperimento italiano

Il gatto quantistico sotto al Gran Sasso, nuova scoperta dall’esperimento italiano 

Sarebbe bello poter dire che sappiamo, finalmente, se il celebre gatto di Schrödinger chiuso nella scatola è vivo o morto, ancora prima di aprirla. E anche se non c’è ancora una risposta chiara, gli scienziati hanno fatto un importante passo avanti per tracciare quel confine, ancora sconosciuto, tra meccanica quantistica e meccanica classica, per capire come funziona il principio che rompe (oppure no) la fiala di veleno chiusa assieme al felino. La scoperta, pubblicata su Nature Physics, si deve a un team internazionale guidato da studiosi italiani. Hanno messo alla prova una delle teorie che tenta di spiegare cosa succede alla cosiddetta “sovrapposizione degli stati”, l’ubiquità delle particelle quantistiche alla quale è legato il destino del micio. E hanno scoperto che, così formulata, proprio non funziona.
 

L’atomo e il gatto

Facciamo un passo indietro: nel mondo macroscopico tutto ciò che osserviamo può essere spiegato dalla fisica classica. Quando però ci spingiamo nell’infinitamente piccolo si gioca con altre regole e succedono cose davvero strane. Per esempio, una particella può possedere due stati contemporaneamente ed essere allo stesso tempo in due luoghi differenti. Solo quando la si osserva, la si misura, “collassa” in uno dei due.


Scienze

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