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‘Il giovane Wallander’, le prime indagini del detective molto timido e poco svedese

‘Il giovane Wallander’, le prime indagini del detective molto timido e poco svedese 

“Non fare progetti per i prossimi vent’anni: la tua è una fissazione” predice, facilmente, al cucciolo Wallander il suo maestro e mentore, il detective Hemberg. L’esordio del primo e più famoso degli investigatori svedesi, creato trent’anni fa dal capofila del crime scandinavo Henning Mankell (scomparso nel 2015), viene ora raccontato nella serie tv Il giovane Wallander (Young Wallander), sei episodi su Netflix da inizio settembre. Dopo aver visto i giovani Montalbano e Sherlock Holmes, ecco lo spin molto off prodotto dalla Yellow Bird, specializzata in gialli nordici e ora britannizzata, sul Maigret della Scania.

'Il giovane Wallander', le prime indagini del detective molto timido e poco svedese

Avvertenza ai fan del commissario ormai tradotto in 40 lingue: sono più le assonanze che non le vere somiglianze tra il poliziotto di Ystad in versione imberbe e l’originale dei romanzi. Non è un prequel filologico, a cominciare dall’ambientazione temporale nella Svezia di oggi, mentre la creatura di Mankell aveva mosso i suoi primi passi alla fine degli anni Sessanta: mezzo secolo di differenza, insomma. I cultori dei dodici libri di Mankell potrebbero risultare perfino infastiditi da scelte volutamente distanti: per esempio, tra le macroscopiche divergenze, la futura moglie Mona non è una parrucchiera bensì, nella serie tv, un’attivista umanitaria che inizia dandogli del “fascista di m…”; la passione di Kurt per la lirica è solo in embrione (“La detesto”), mentre sulla carta voleva fare il cantante d’opera fin da ragazzo.

Il giovane Kurt (che…

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