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Lo strano addio alle monovolume e il ritorno del Van

Lo strano addio alle monovolume e il ritorno del Van 

ROMA – Van, c’è modo e modo per tradurre questo sostantivo dall’inglese. Uno è furgone, e suona male per un mercato dell’auto sofisticato come quello italiano. Un altro è monovolume, e questo piace perché è l’interpretazione degli americani con cui hanno inventato negli anni 80 il genere. Così un viaggio in van per gli ultimo scampoli estivi è un’idea che ritorna per attraversare con più sicurezza personale un paese ancora ferito dal coronavirus: meglio riappropriarsi di un veicolo spazioso per spostare famiglie e bagagli con qualche accortezza sanitaria in più.
Che poi i tempi sono ancora altri, perché della monovolume è rimasto piuttosto il concetto di auto pratica fino a sette posti, dagli interni modulabili e dall’architettura alta: oggi il van moderno – nella sua accezione sopra descritta – viene trasformato sul mercato quasi sempre in un Suv o in un crossover, modello dalla simil funzionalità ma con un design alla moda. Un tipo di carrozzeria che sta velocemente divorando la monovolume, la familiare, la berlina occupando tutti i segmenti e allargandosi anche ai sette posti, territorio di caccia un tempo riservato ai soli van.
Ma non tutto è perduto. Nel 2019 pre Covid-19, quando ancora non sapevamo che si stava meglio quando si stava peggio, in Europa la Mercedes-Benz Classe V – van o monovolume con possibilità di avere fino a otto posti, un record – ha aumentato le vendite del 6%, con 31.365 unità. Certo una…

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