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Londra, i ponti storici sono pericolanti

Londra, i ponti storici sono pericolanti 

LONDRA – “London Bridge is falling down” è il titolo di una filastrocca del 1744 conosciuta da tutti i bambini inglesi. Ma ora il verso in questione, “il Ponte di Londra sta venendo giù”, ha assunto un significato concreto. L’Hammersmith Bridge, il ponte che collega il quartiere omonimo a nord del Tamigi con quello di Barnes a sud, è chiuso perché rischia di crollare. Altri due ponti sul fiume, il London Bridge della suddetta canzoncina e il Vauxhall Bridge, sono chiusi per lavori di restauro. Perfino il Tower Bridge, forse il ponte più famoso della capitale, che si apre per permettere il passaggio delle navi, ha dovuto recentemente chiudere per due giorni a causa di un guasto meccanico che, appunto dopo il transito di un’imbarcazione, aveva lasciato aperti e sospesi i suoi ponti levatoi.

Non è una coincidenza. Piuttosto, è il sintomo di un più ampio problema: le infrastrutture del Regno Unito cadono a pezzi. Molte hanno radici antiche e necessitano continue riparazioni. Ma fra il decennio di austerità seguito alla grande crisi finanziaria del 2008 e la peggiore recessione del dopoguerra innescata dalla pandemia da Covid 19, non ci sono i soldi. Non li hanno le autorità locali, né quelle statali. I ponti sul Tamigi sono solo la punta dell’iceberg.

Restaurare l’Hammersmith Bridge, un ponte costruito nel 19esimo secolo, costerebbe 140 milioni di sterline, circa 150 milioni di euro. Effettuare almeno una riparazione parziale, che consenta a pedoni…

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