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L’università non serve più, almeno non per trovare lavoro

L’università non serve più, almeno non per trovare lavoro 

Da qualche giorno circola una offerta di lavoro interessante: Spotify cerca il capo degli studios per l’Europa meridionale e orientale. Base: Milano e Madrid. Obiettivo: creare o acquistare contenuti audio che celebrino le storie e le vite di chi lavora con la musica. Dieci i requisiti richiesti. Da leggere con attenzione per capire come sta cambiando il mercato del lavoro: 1) una rilevante esperienza nel settore; 2) una passione da esperto per la musica, i podcast, la radio, la tv, i film e la cultura pop; 3) la capacità di comunicare e influenzare gli altri; 4) una notevole capacità nella gestione del budget; 5) la consapevolezza che la cosa più importante di tutte è la relazione con i partner; 6) notevoli capacità di presentazione e relazione con gli altri; 7) conoscenza dei sistemi di gestione e organizzazione aziendale; 8) una predisposizione ad analizzare ed utilizzare i dati per raggiungere gli obiettivi; 9) il metodo per pianificare tutto, anche con scadenza ravvicinate, e un’attenzione eccezionale ai dettagli; 10) infine il carattere, ottimista sempre, pronto ad adattarsi ai cambiamenti e a lavorare in squadra.

Manca qualcosa? Sembra di no. Oppure sì. Manca il titolo di studio. Irrilevante. Quella di Spotify non è una stranezza, ma una tendenza. Due anni fa un sito che pubblica offerte di lavoro ha raccolto le storie di 15 grandi aziende per cui la laurea non è più un requisito per l’assunzione: l’elenco si apre con Google, Apple ed IBM, ma…

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