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Migrazione sanitaria, la fuga dal sud vale 4,6 miliardi

Migrazione sanitaria, la fuga dal sud vale 4,6 miliardi 

Chiamalo turismo sanitario, chiamalo spostamento verso regioni dove le strutture sanitarie e le cure appaiono migliori (e spesso lo sono), fatto sta che la migrazione sanitaria – sempre da sud verso nord – continua e nel 2018 è costata 4,6 miliardi. Con un attivo ovvio delle regioni del nord di 1,34 miliardi (quattro per l’esattezza: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana) e un passivo di 1,44 miliardi per sei del sud (Campania, Calabria, Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo). E circa un milione di pazienti che si sono spostati, spesso con componenti della famiglia, in cerca di cure migliori.

La fuga, dunque, continua, secondo il report dell’osservatorio Gimbe, che ha analizzato crediti, debiti e saldi delle regioni dulla mobilità sanitaria, fenomeno che ha – come è ovvio – non solo implicazioni economiche ma sociali e familiari non indifferenti. Ma veniamo ai dati: il 97,4% del saldo attivo va nelle casse delle 4 regioni citate sopra, l’84,4% di quello passivo sulle altre sei. E parliamo di costi sanitari, perché è difficile quantificare i costi degli spostamenti dei familiari, dei pernottamenti e della permanenza per periodi imprecisati in regioni diverse dalla propria.

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Sia chiaro, il diritto a spostarsi è sacrosanto così come quello ad essere assistiti in strutture sanitarie di regioni diverse dalla propria. Ma il fenomeno…

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