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Nello specchio di Facebook siamo tutti più brutti

Nello specchio di Facebook siamo tutti più brutti 

Soltanto un mondo che ha innalzato gli influencers come fossero i nuovi dei dell’Olimpo si può illudere che basti un loro sciopero dei post di 24 ore per cambiare le cose. Soltanto noi possiamo scrivere, e postare e appassionarci della rivolta ad orario di Kim Kardashian contro Mark Zuckerberg come se fosse un gesto realmente rivoluzionario. Per un giorno intero la regina di Instagram non ci parlerà della sua nuova collezione di pancere per mamme incinta e post parto, in nove colori e cinque misure a soli 75 dollari a pezzo. In compenso noi tutti a condividere il suo gesto eroico. Soltanto noi possiamo immaginare e sperare che la superstar dei social, secondo alcuni divenuta “famosa perché era famosa”, possa fermare l’odio in rete tra il promo di una crema e quello di un profumo targati con le sue iniziali: KKW. Che poi, non è che l’odio esista in rete mentre fuori siamo buoni e belli, l’abbiamo letta tutti la storia triste di Willy Duarte no? Beh non c’entrano i social. E il poliziotto che qualche settimana fa ha soffocato a morte il povero George Floyd non era in diretta streaming sennò sai che tirate contro Internet. L’odio c’è e di questo dovremmo occuparci prima di ogni altra cosa: di rimuoverne le cause che sono soprattutto sociali ed economiche. 

Poi c’è l’odio che vediamo tutti i giorni sui social e in particolare su Facebook ed è per questo che Kim Kardashian, Leonardo Di Caprio, Sacha Baron Cohen e qualche altra star ieri non hanno…

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