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Omicidio di Willy Monteiro Duarte. “Stavamo facendo sesso al cimitero”, la fragile difesa dei fratelli Bianchi, tra testimoni “amici” e alibi implausi…

Omicidio di Willy Monteiro Duarte. “Stavamo facendo sesso al cimitero”, la fragile difesa dei fratelli Bianchi, tra testimoni “amici” e alibi implausi… 

Sesso, violenza e morte. La notte dei fratelli Bianchi, così come l’hanno ricostruita loro stessi e così come emerge dalle dichiarazioni dei testimoni che erano sulla scena del pestaggio di Willy Moteiro Duarte, pare il trito canovaccio di un b-movie. Di quelli genere pulp. Non manca niente: amplessi furtivi vicini a un cimitero, macchinoni che sgommano, un gruppo di compari che, dopo la morte del 21 enne di origine capoverdiana, sigla il patto del silenzio. Un patto che può essere rotto solo se messi alle strette dai carabinieri, e, comunque, solo per accusare qualcun altro. Negando ogni addebito e persino l’evidenza.
Ripercorriamolo tutto, dunque, questo b-movie.

L’arrivo degli artenesi al “Duedipicche”

Gabriele Bianchi (26 anni non ancora compiuti) e Marco Bianchi (24 anni) si affacciano al risto-pub “Duedipicche” di Colleferro, baricentro della movida locale, nel dopo cena di sabato 5 settembre. Sono giunti da Artena con la Audi Q7 nera della compagna del loro fratello maggiore Alessandro. Non sono soli. Con loro ci sono Michele Cerquozzi, Omar Shabani e Vittorio Edoardo Tondinelli. I cinque sono più che semplici amici. Basta vedere il loro profili Facebook per intuire la stima, diciamo anche la riverenza, che Shabani e Cerquozzi provano per i due fratelli palestrati ed esperti di Mma (sport da combattimento che mescola diverse arti marziali). È sabato e vogliono tutti fare serata. Dopo poco, i due fratelli e Vittorio Tondinelli si allontanano dal locale in…

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