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Pasticcio immissioni in ruolo: è flop della chiamata veloce da altre regioni

Pasticcio immissioni in ruolo: è flop della chiamata veloce da altre regioni 

Doveva essere la novità che consentiva agli insegnanti più chance di arrivare al ruolo prima, tanto più preziosa nell’anno del Covid. E invece la chiamata veloce ha fatto flop. Dopo la chiusura delle immissioni in ruolo, le cattedre vacanti rimaste (stimate in 60mila sugli 84.808) sono state offerte ai docenti, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento o nelle graduatorie di concorso, che accettavano di spostarsi da un’altra Regione rispetto a quella dove era il posto. Risultato? La ministra Lucia Azzolina parla di 2.500 trasferimenti su 10mila domande. Meno di 400 cattedre assegnate, ribatte la Cisl scuola.

Non che le aspettative fossero alte, visto temuti nuovi lockdown e una scelta che avrebbe implicato un trasferimento per cinque anni (anche questa nuova regola per garantire agli alunni la continuità didattica). Ma stando ai numeri dei sindacati è andata anche peggio. In Piemonte la copertura dei posti con la call veloce è stata del 2,5% delle disponibilità; 30 gli aspiranti in Puglia, 22 le cattedre assegnate; in Lazio appena tre domande arrivate. Più alto il dato dell’Emilia Romagna: 124 assunzioni alle medie e superiori.

“Quanto è costato in termini di spesa pubblica e di lavoro?” incalza la segretaria Lena Gissi. Anche Rino di Meglio della Gilda conferma numeri bassi: “A noi risultano una manciata di posti assegnati, in Friuli Venezia Giulia solo 6, andati a docenti di diritto”.

Orizzonte scuola ha raccolto alcune testimonianze: “Sono un docente di scuola…

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