Cronaca

Rapine, evasioni e due omicidi: la storia di Johnny lo Zingaro fino alla beffa dell’ultima fuga

Rapine, evasioni e due omicidi: la storia di Johnny lo Zingaro fino alla beffa dell’ultima fuga 

Sette evasioni, due omicidi, un rapimento, 25 rapine e un grande amore: la storia criminale dell’ergastolano Giuseppe Mastini, fuggito ieri dal carcere di massima sicurezza di Sassari, inizia a Roma negli anni ’70.

Nato nel 1960 a Ponte San Pietro, Bergamo, si trasferisce a dieci anni a Roma con la sua famiglia e una carovana di famiglie sinti della Lombardia. La  roulotte è parcheggiata in via Riccardo Balsamo Crivelli, al Tiburtino dove in pochi mesi Mastini diventa per i criminali del quartiere “Johnny lo zingaro”. Lavora nel parco giochi di famiglia ma la sua vera passione sono le auto: è un talento a guidarle e a rubarle. Così si fa un nome tra i piccoli delinquenti e inizia la sua carriera criminale. Nel 1971 partecipa a una rapina insieme a una banda del Tiburtino, scoperto dalla polizia preme il grilletto per la prima volta, spara poi scappa e si salva. Fa sul serio all’alba del 31 dicembre del 1975 quando ammazza – per un orologio di poco valore e diecimila lire – un operaio di 38 anni impiegato Atac, Vittorio Bigi, insieme all’amico Mauro Giorgio, anche lui quindicenne.  

Hanno trascorso la notte in giro per piazza Mastai poi usciti da un locale hanno avvicinato un tassista, Domenico Ialungo, chiedendogli un passaggio fino a Lunghezza.
Una volta arrivati lo hanno aggredito e derubato. Calci, pugni, spinte e sono andati via con la sua macchina a tutta velocità. Raggiungono via dei Monti di Pietralata dove incontrano Bigi che ha appena staccato il turno dal…

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