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un fenomeno da un miliardo di euro (GuidaViaggi.it)

un fenomeno da un miliardo di euro (GuidaViaggi.it) 


Secondo l’ultima indagine Jfc si apre un nuovo mercato per le aree di vacanze e gli imprenditori dei servizi. La quota maggiore sceglierà una località balneare


GLI SMARTWORKER

– il fenomeno dei impiegati che “cambiano vita” –


Andare in vacanza? Lavorare? Un po’ l’uno e un po’ l’altro, l’importante è poter usufruire dello stipendio, e se tutto ciò fa “il paio” con la possibilità di rimanere linkato al lavoro da una località di vacanza, l’opzione diventa perfetta. In sostanza, un mix di lavoro (work) e vacanza (vacation). Quindi workation. Si apre quindi, per le aree di vacanze e gli imprenditori dei servizi, oltretutto quelli delle affittanze turistiche, un nuovo mercato: quello dei “cambio vita con lo smart working”. Si tratta di potenziali clienti i quali diventano i nuovi villeggianti e che hanno, di base, una sola primaria esigenza: un servizio di connessione internet di alta qualità.


“Considerando che attualmente gli smartworker sono circa 1milione 800mila1 e che la quasi totalità di loro rientrerà fisicamente nel luogo di lavoro solo a partire da settembre – ha detto Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e responsabile della ricerca – si prevede che ben il 23,6% di questi lavorerà da remoto scegliendo però di ‘soggiornare’ in una località turistica. In sostanza, saranno circa 424.800 gli smartworker che si sposteranno dalla abitazione, nella quasi totalità dei casi con famiglia al seguito, per soggiornare in media 42 giorni nella località turistica prescelta. Questo fenomeno genererà, nell’estate 2020, un valore economico imponente, pari a 1 miliardo 249 milioni di euro”.


E’ interessante notare che questi circa 425mila smartworker e le loro famiglie (nucleo familiare medio di 3,2 componenti per complessive 1 milione 360mila persone) soggiorneranno nel 92,3% dei casi in appartamenti e case in affitto o in seconde case di proprietà o messe a loro disposizione da amici o familiari. Pochi coloro che trascorreranno questo lungo periodo di smart working presso la località di vacanza in strutture ricettive: la totalità di questi lo farà in bungalow o case mobile presenti nei campeggi e villaggi turistici. Si comprende quindi come sia forte l’impatto sulle unità immobiliari, che – anche grazie a questo fenomeno – riprendono mercato: solo le affittanze che fanno riferimento ai flussi di smartworker e delle loro famiglie nell’estate 2020 renderà al sistema degli affitti ben 369 milioni di euro.


Ma quali sono i motivi alla base della scelta dei nostri conterranei di fare smart working? Tra coloro che hanno la possibilità di scegliere se fare o meno smart working, emerge come la motivazione primaria di scelta sia data dalla convinzione che così “il lavoro diventa più rilassante” (34,9% dei rispondenti), mentre per il 25,7% degli italiani che hanno questa possibilità vi è la convinzione che “lavorare dalla abitazione significhi lavorare meglio”.

Vi è poi una quota del 18,6% dei rispondenti che ha detto palesemente come lo smart working sia associato alla possibilità di “andare in luoghi di vacanza e lavorare dal luogo di soggiorno”, mentre coloro che rimandano la scelta a livello aziendale è rappresentato rispettivamente dal 10,4% di chi conferma che “è una possibilità fornita dall’azienda” e dal 6,8% che dichiara di fare smart working in quanto “è stato obbligato dall’azienda”.


Altrettanto interessante è comprendere da dove gli smartworker preferiscano lavorare. Emerge che la quota maggiore di coloro che faranno smart working da una località di vacanza sceglieranno una “località balneare” (43%), ma molti saranno anche coloro che, invece, prediligeranno una “località di montagna” (31,1%). Di seguito, una quota pari al 9,1% dei rispondenti sceglierà una “località culturale e/o città d’arte”, mentre è pari al 7,9% coloro che opteranno per una “località di collina/appennino o campagna”. Infine, vi è una quota minore di smartworker italiani che si sposteranno in “località termali e del benessere” – pari al 5,3% dei rispondenti – o presso le “località di lago” (3,2%).


Infine, quali sono le località e gli ambiti regionali preferiti dagli smart worker italiani? Il primo elemento che emerge da questa fase di rilevazione è la quasi totale assenza delle top destination, siano esse di mare o di montagna. Solo poche destinazioni leader sul mercato turistico entrano del ranking delle top 10: emerge infatti come gli smartworker prediligano località non troppo esclusive. In sostanza, località sì belle, ma – in generale – non grandi centri turistici.

Il ranking che segue si riferisce ai due ambiti turistici che hanno ottenuto le maggiori indicazioni, vale a dire quello “balneare” e quello “montano”. Tra le regioni con offerte più “workation” emerge – per il comparto balneare – la Puglia, seguita da Sardegna, Sicilia, Calabria e Toscana; nel comparto montano vince il Trentino Alto Adige, seguito da Valle d’Aosta, Abruzzo, Veneto e Lombardia.

Prendendo invece come riferimento le destinazioni con offerte più “workation” vince – per il comparto balneare – la località di Villasimius in Sardegna, seguita dalla siciliana Taormina e dalla toscana isola d’Elba. Nelle posizioni immediatamente seguenti troviamo le isole Tremiti, Tropea ed Otranto. Nelle top 10 si collocano anche Scilla, Cesenatico, Orosei e Monopoli.

Sempre facendo riferimento alle Destinazioni, questa volta con focalizzazione al comparto montano, vince la trentina Molveno, seguita dalla veneta Asiago e dalla lombarda Bormio. Seguono poi, nella top 10, Bardonecchia, San Vito di Cadore, Courmayeur e Roccaraso. Poi, ancora, l’Abetone, San Candido e Folgarida.

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